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No allo smantellamento dell’Università pubblica e libera – No alla privatizazione delle Università e del sapere – La cultura non si vende, le Università non sono aziende: ecco alcuni degli slogan cantati oggi al corteo contro la legge 133/2008.
Oggi a Palermo, ed in ogni altra città Universitaria di Italia, si è scritta una pagina di storia.
Tutti gli Universitari (compreso me) hanno sfilato oggi tra le strade di Palermo, tutti al seguito dello striscione della propira Facoltà, dal Viale delle Scienze (sede dell’Università) fino al Palazzo Steri (sede del Rettorato).
Ma piuttosto che dire come sono andati i fatti, cosa che sicuramente sapete, cominciamo con il dire il perchè di questa protesta. Vi illustro cosa propone questa legge, che è la prima cosa che dovrebbe essere fatta: l’informazione, poi la protesta, dopo essere informato dei fatti; e una lode va ai promotori della assemblea permanente, che sono stati capaci di informare la massa distribuendo degli efficaci volantini in maniera capillare e leggendo questi documenti davanti alla platea foramta da student di ogni facoltà, durante l’assemblea.
Riporto alcune frasi di questi volantini, per informare meglio anche voi della situazione che sta accadendo in Italia, e non solo per giustificare le nostre proteste, ma magari per aprirvi un po gli occhi, e per farvi conoscere cose che magari ancora non conoscete, in basso potrete leggere quanto scrive l’UDU (Unione degli Universitari), forse i più attivi nella protesta, sicuramente i più attrezzati:
La politica degli ultimi governi nei confronti dell’Università e di tutto il mondo dell’Istruzione è diretta allo smantellamento di una formazione pubblica e libera, ad una forte limitazione nell’accesso al sapere e ad una gestione manageriale della cultura.
Un taglio di 8 Miliardi ai già scarsi finanziamenti all’Istruzione, alla formazione Universitaria ed alla ricerca, dimostra la miopia della politica di questo governo. Una politica che non intende investire sulle generazioni future non ha capito l’importanza della conoscenza nello sviluppo e nella crescita di un paese. Il risultato nel lungo periodo sarà l’esonerare lo stato dalla spesa per la formazione scaricandola sugli studenti e sulle loro famiglie.Nell’ottica del governo di voler contendere la spesa pubblica rientra la possibilità di trasformare gli atenei da soggetti di diritto pubblico a fondazioni di diritto privato. Le nostre facolta e i nostri atenei presto potrebbero diventare tante piccole aziende che per sopravvivere dovranno attuare strategie di mercato e dipendere economicamente dalle imprese, queste ultime acquisiranno sempre più importanza nelle decisioni sulla gestione economica e sulla didattica degli atenei.
L’Unione Degli Universitari rifiuta fortemente le logiche e le politiche di mercato come determinanti del sapere e della diffusione della conoscenza. La libera formazione e la realizzazione delle aspirazioni dell’individuo sono valori che non possono collocarsi in secondo piano rispetto alle politiche di mercato; valori da tutelare che non possono essere influenzati de agenti terzi, da aziende e dall’andamento dell’economia.FONDAZIONI UNIVERSITARIE = AUMENTO TASSE + DIDATTICA VINCOLATA DAL MERCATO
I primi a dover sopperire ai tagli del finanziamento pubblico saranno gli studenti con pesanti ricadute sulla tassazione studentesca. Concreto sarà l’aggravio economico sulle fasce più deboli quindi sulle famiglie, con una conseguente riduzione dell’apertura sociale dell’Università e l’impoverimento culturale complessivo del Paese.
Colpiti saranno anche i docenti ed il personale tecnico amministrativo: vi sarà inizialmente una riduzione degli stipendi dei professori e del personale e poi dei contratti e delle assunzioni.TAGLIO DEI FONDI = OFFERTA FORMATIVA DI BASSA QUALITA’
Così si esprime l’Unione Degli Universitari, in maniera aspra e drammatica, proprio come la situazione che si prospetta; ecco nel dettaglio cosa ci propone questa legge, ecco a cosa andiamo incontro, se non riusciamo a fermare questa follia:
- Riduzione al 20% del turnover dell’unità di personale (una nuova assunzione ogni cinque pensionamenti) con conseguente forte impoverimento del corpo docente, grave compromissione del rinnovamento dello stesso, impossibilità di stabilizzare il numeroso personale precario e inevitabile diminuzione delle opportunità di formazione degli studenti, nel 2012 si prevede una riduzione del turnover al 50%
- Riduzioni progressive sempre più drastiche del Fondo di Finanziamento Ordinario con conseguente necessità di far fronte alle necessità economiche dei singoli Atenei, anche attraverso l’innalzamento progressivo delle tasse d’iscrizione per gli studenti ed inevitabile diminuzione dei servizi erogati
- Possibile trasformazione, anche se non obbligatoria, degli Atenei italiani in Fondazioni di diritto privato, via difficilmente perseguibile da molti Atenei, soprattutto quelli meridionali, che soffrono per la mancanza di un tessuto
economico e industriale locale forte e progredito - La fine dell’autonomia della didattica e della ricerca, che saranno condizionate dalle scelte dei pochi finanziatori privati seduti al consiglio di Amministrazione, che avranno il potere di scegliere, e sceglieranno quello che per loro sarà più conveniente, ovviamente faranno i loro interessi, e non altro
E’ evidente che tale legge non elimina i difetti dell’Università Pubblica Italiana; essa non introduce ne elementi di sviluppo e di competitività, ne strumenti di valutazione rigorosi ed efficaci, che premino i risultati e le qualità nella ricerca, nella formazione e nel funzionamento dell’ntera Università. Al contrario, si tratta di provvedimenti miranti ad un impoverimento progressivo ed allarmante delle Università Italiane che comporta gravi penalizzazioni sia per tutti coloro che operano nell’ambito delle Università Pubblica sia per coloro che fruiscono dei suoi servizi, in particolare gli studenti e le loro famiglie.
Tutto questo porterà ad una ancora maggiore fuga di cervelli, perchè molti giovani laureati, dottorandi e assegnisti formati dall’Università Italiana non potranno essere assunti come ricercatori e saranno costretti ad emigrare per cercare lavoro all’estero, saranno obbligati a farlo, senza speranza. Ma non si deve solo parlare del dopo Università, perchè anche durante il periodo universitario si avranno delle difficoltà enormi, con i pochissimi fondi destinati alle facoltà, che porteranno ad una scadente formazione e alla chiusura di moltissimi corsi di laurea, i servizi ovviamente saranno ridotti a zero.
Beh, è davvero un incubo, una cosa da evitare assolutamente, ed è questo quello che credono le decine di migliaia di studenti impegnati in questi giorni nelle proteste, e seriamente intenzionati a prendere delle scelte anche difficili, si parla addirittura dell’occupazione delle Università, o di fare saltare l’anno accademico, provvedimento davvero drastico, ma forse necessario, sicuramente efficace al fine di salvaguardare il nostro futuro e quello di chi verrà dopo di noi, pensiamo ai nostri figli, e difficilmente riusciamo a vedere un futuro roseo per loro, dato che l’Università sembra voler diventare una cosa da ricchi, si parla di aumenti di tasse talmente elevati che ci vorrà un bel reddito per poter permettere gli studi Universitari ad un figlio.
Per questo io voglio provare a sensibilizzare quanto posso le masse di studenti Universitari e non (al corteo di oggi siamo stati accompagnati anche dalle scuole in feroce protesta, con sincera commozione) ed invitare tutti a partecipare alle azioni di protesta proposte dagli stessi studenti, e a non approfittare dello stato di agitazione, di assemblea permanente ed eventuale sospensione delle lezioni per rimanere a casa a dormire fino a tardi.
L’UNIONE FA LA FORZA, INSIEME POSSIAMO IMPEDIRE TUTTO QUESTO, PER UN FUTURO MIGLIORE, IL NOSTRO!
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ottobre 21st, 2008 | 15:29
utile questo tuo intervento!! serve arendere ancora più chiara la situazione in cui stiamo vivendo, situazione di cui noi studenti ne potremmo subire gravemente le conseguenze. riflettiamo e agiamo:ribelliamoci a chi intralcia il nostro futuro!!